La prima edizione fu, coraggiosissima, nel 1995. La guerra di Bosnia non era ancora finita ma, strette e protette tra le case del centro città, si svolsero le prime proiezioni del Sarajevo Film Festival. Da allora niente ha più impedito che a metà agosto (quest’anno fine luglio per ragioni di sovrapposizione con il Ramadan) la capitale della Bosnia richiamasse film e cineasti e offrire ai suoi cittadini affamati di visioni, il meglio della produzione annuale. Giunta alla 16° edizione, e dopo aver ospitato grandi nomi dello spettacolo da Bono Vox a Dustin Hoffman, Kevin Spacey, Jeremy Irons o Nick Nolte, la kermesse è diventata uno dei grandi appuntamenti dell’estate cinematografica. Una tappa fondamentale per osservare lo stato di salute del mondo dallo schermo del cinema.
Un punto d’osservazione privilegiato, quello dello spettatore da festival.
Abbuffate di storie da tutto il mondo per viaggiare da fermi e vedere storie e approfondire argomenti che di rado arrivano nelle sale commerciali. E, a volte, scoprire in anticipo i nuovi talenti della settima arte.
La manifestazione bosniaca si è consolidata negli anni come la principale dedicata al cinema del sudest Europa, oltre a essere una settimana che coinvolge l’intera città. È un luogo aperto, occasione d’incontro tra addetti ai lavori e spettatori comuni. Si sente la storia della città e il suo cuore: non a caso il logo del festival è un cuore composto da due uncini rovesciati. La capitale della Bosnia è il luogo dove s’incontrano i cineasti di tutta l’area, soprattutto grazie a Cinelink, una sorta di mercato per i film che verranno e un laboratorio per i nuovi progetti. Perché il sudest Europa, tra Bosnia (Danis Tanovic, Jasmila Zbanic o Aida Begic), Turchia (Nuri Bilge Ceylan e Semih Kaplanoglu) e Romania (Cristi Puiu, Corneliu Porumboiu, Cristian Mungiu) solo per citarne qualcuno, è sicuramente una delle aree cinematograficamente più vive del continente e che nell’ultimo decennio ha rivelato il maggior numero di talenti. Punto di forza è il concorso lungometraggi, con uno spazio importante dedicato ai documentari. Poi un Panorama che porta in Bosnia il meglio della produzione d’autore mondiale dei 12 mesi precedenti, le retrospettive e le proiezioni all’aperto nella grande arena. Dove l’aurea e le ferite di una città incontrano la magia, il sogno e il mistero del cinema.
(Nicola Falcinella)