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ROMAN POLANSKI: A FILM MEMOIR


Articolo di Chiara Spagnoli

 

 Roman Polanski ricorda l’infanzia nel ghetto di Cracovia, con episodi che sono stati riproposti in alcuni dei suoi film. Il padre colpito dai nazisti per non averli salutati, il muro del ghetto costruito sotto lo sguardo incredulo dei bambini, sono scene de ‘Il pianista’ che esulano dalla fantasia, ma che sono state vissute in prima persona proprio dal regista. Paradossalmente la persecuzione nazista è la punta dell’iceberg di una vita gloriosa artisticamente ed esponenzialmente drammatica a livello personale. Il giovane Roman, inizia a soli 13 anni a lavorare in radio parallelamente al teatro. Desidera più di ogni altra cosa cimentarsi con le arti e trova in esse anche l’ancora di salvezza per scampare al servizio militare. Strappa un sorriso intenerito ascoltare come l’eclettico artista, che rasenta una contemporanea reincarnazione leonardesca, abbia persino realizzato il progetto di un congegno simile ad un sottomarino per fuggire sotto-acqua. Ma è alla scuola di cinema che Polanski ha modo di sentirsi come un pesce dentro l’acqua. Inizia così dai cortometraggi come il simpatico ‘Due Uomini e un Armadio’. Tuttavia come gli avvezzi allo show-biz non è esente dalle peripezie produttive e nel caso del suo primo lungometraggio si tratta della censura di regime. Ma una volta che cambia il vento politico riesce a realizzare ‘Il coltello nell’acqua’. Nel frattempo ha già avuto luogo e conclusione il matrimonio con l’attrice Barbara Lass. Ma l’amore più importante, marcato da una vicenda che travalica qualsiasi immaginario cinematografico, è quello vissuto con un’altra attrice: Sharon Tate. Con lei arriva il successo, dopo ‘Repulsione’ (con Catherine Deneuve) e  ‘Per favore non mordermi sul collo’. La coppia innamorata aspetta un bambino e mentre Roman deve trattenersi in Europa per finire una sceneggiatura, la moglie torna a Los Angeles per far nascere il figlio in terra statunitense. Polanski ha appena girato ‘Rosemary’s Baby’. La strage avvenuta nella casa di L.A. dei coniugi Polanski, in cui Charles Manson uccide diverse persone tra cui l’incinta Sharon, diventa una ghiotta preda per i media che durante l’inchiesta associano la tragica vicenda alla magia nera, nonché al vedovo che si trova dall’altra parte dell’oceano. Ma la fabbrica dei sogni in cui Roman è operaio non si arresta, ecco che arrivano ‘Chinatown’ e ‘L’inquilino del terzo piano’. Per controbilanciare cotanto successo artistico il regista viene accusato di aver avuto un rapporto sessuale con la minorenne Samantha Geimer. Dopo un patteggiamento con il legale della ragazza, il regista trascorre 90 giorni nel carcere di Chino ed è sottoposto ad esami psichiatrici dai quali emerge che non ha alcuna caratteristica di perversione, bensì un’intelligenza sopraffina e dei forti valori morali. Su quella vicenda Roman farà continuamente ammenda, e la stessa Samantha dichiarerà di essere stata segnata negativamente dall’accanimento mediatico più che dalla vicenda in sé. Ma la peripezia non sarebbe abbastanza tormentata se non fosse intervallata da un lungo silenzio che lascerebbe adito a ritenerla chiusa. Il cuore di Polanski trova la tanto agognata armonia e serenità con l’attrice francese Emmanuelle Seigner, che diventa moglie e madre dei suoi due figli, nonché eclettica protagonista di alcune pellicole del marito quali ‘Pirati’, ‘Frantic’, ‘Luna di fiele’ e  ‘La nona porta’. A coronare il crescente successo arriva l’Oscar per ‘Il pianista’. Nel 2008, proprio quando Polanski deva ricevere un premio alla carriera al Film Festival di Zurigo, viene arrestato all’aeroporto per la vicenda di abuso su minore del lontano ’77. Questa volta Roman deva rendere conto e condividere il dolore con la moglie e i figli. Dopo una cauzione di 4,5 milioni di franchi svizzeri viene rilasciato agli arresti domiciliari e dopo lunghi mesi la Svizzera decide di non estradarlo in America. Ecco che la storia più drammatica e multi-sfaccettata raccontata da Roman Polanski si conclude nel salotto di casa in compagnia dell’amico Andrew Braunsberg, di fronte ad un camino acceso. Gli estratti dei servizi giornalistici, le foto personali, alcune sequenze dei film di Roman Polanski si amalgamano alle sue parole, creando così un racconto senza precedenti in cui il regista mette da parte la macchina da presa per diventarne l’obiettivo, sia come attore principale, sia come sguardo sulla sua vicenda personale, vituperata dai media. Una simile storia non può che rievocare la poesia di Rudyard Kipling citata dallo stesso Roman Polanski, ‘If’.

 


   
 
   
 
 

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