E' MORTO GIUSEPPE BERTOLUCCI
Articolo di Veronica Maffizzoli
Nato a Parma nel 1947, era il fratello minore di Bernardo Bertolucci, con il quale aveva a lungo collaborato, nonché figlio del poeta Attilio. È morto dopo una malattia che l’aveva fatto dimettere, a dicembre, da presidente della Cineteca di Bologna. Un incarico cui si era dedicato con passione, in particolare lavorando sul fondo Pasolini con il documentario “Pasolini prossimo nostro” e il restauro de “La rabbia”. Una famiglia ingombrante che ha fatto un po’ ombra a uno dei registi più sensibili del cinema italiano, un intellettuale vero e un grande appassionato di cinema. Come Salani si era ritrovato appartato, a seguire percorsi lontani dal main stream e quasi underground, più per una serie di circostanze e per la povertà culturale del Paese più che per indole o per il linguaggio del suo cinema.
Tra i meriti di Bertolucci: lanciò Roberto Benigni, fece quattro film (più uno per la tv) con Alida Valli, realizzò uno dei più bei film italiani sul terrorismo (“Segreti segreti”), filmò “L’addio a Enrico Berlinguer” (1983) e valorizzò la vena comico melanconica di Paolo Rossi in una Milano surreale ne “I cammelli”. Una carriera quarantennale e importante, seppur oscurata dalla personalità e dai successi mondiali del fratello e dalla fama paterna. Un autore sensibile e di spessore, che amava le storie non urlate, e un intellettuale capace di sguardi acuti e di stare nel suo tempo. In carriera Giuseppe Bertolucci aveva realizzato una decina di film per il cinema, sempre curioso, senza costringersi in schemi limitanti. Nel 2001 girò “L’amore probabilmente”, uno dei primi film italiani in digitale, ma si divise tra tv (dove non fu fortunato con “Una vita in gioco 2”), documentario e cinema senza preconcetti. Dopo essere stato aiuto regista del fratello per “La strategia del ragno” (1970), fu cosceneggiatore per “Novecento” e “La luna”. Nel frattempo era nato il sodalizio con il Benigni degli inizi. Diresse il primo film del comico toscano, “Berlinguer ti voglio bene”, poi “TuttoBenigni” e per Benigni scrisse le sceneggiature anche “Tu mi turbi” e “Il piccolo diavolo”. Il futuro premio Oscar deve molto alla sua capacità di tenere le briglia a personaggi quasi irrefrenabili. Aveva una particolare attenzione per i ruoli femminili. Circa metà dei suoi film sono storie di donne, anche corali o a intreccio. Valli, Mariangela Melato, Stefania Sandrelli e Lina Sastri sono state tra le sue attrici preferite, dirette in più occasioni. Tra le sue doti anche la versatilità, l’attenzione ai giovani e la capacità di passare dal comico al melodramma al dramma alla sperimentazione. “Segreti segreti” (1985) è uno dei film più dimenticati degli anni ’80, un film sul terrorismo popolato di donne che soffrono e lottano, non si tirano indietro e non hanno paura della verità. Da ricordare anche “Oggetti smarriti”, “Amori in corso”, “Strana la vita” (1987, con Diego Abatantuono, Monica Guerritore, Amanda Sandrelli, Nik Novecento e Claudio Bisio) e “Il dolce rumore della vita” (1999) con Francesca Neri. Partecipò anche a film collettivi, come “La domenica specialmente” o “12 registi per 12 città” in vista di Italia ’90, nel quale raccontò Bologna.