Il film bosniaco “Snijeg – Neve” di Aida Begic ha vinto la terza edizione del FilmFestival del Garda che si è concluso ieri sera a Salò. La giuria – presieduta dallo studioso di cinema, saggista ed ex presidente del Torino Film Festival Gianni Rondolino e composta dalla pianista e attrice per Franco Piavoli e ne “Il vento fa il suo giro” Alessandra Agosti, dal critico, organizzatore e programmatore di sale nonché sindaco di Rezzato Enrico Danesi, dalla saggista e docente universitaria Silvana Turzio e dalla documentarista, insegnante e organizzatrice di rassegne Nadja Veluscek – ha valutato i sei film in concorso assegnando il “Ricciolo d’oro” alla storia corale di donne nella Bosnia con la seguente motivazione:
“per l’intensità e la delicatezza dello sguardo femminile sulla realtà quotidiana di un villaggio bosniaco che vive la tragedia, ma sa anche – con sommessa vitalità – andare oltre essa aprendo a un futuro di spreranza”.
Menzioni speciali sono andate al turco “Autunno - Sonbahar” di Ozcan Alper e al documentario “211: Anna” di Giovanna Massimetti e Paolo Serbandini.
“ “Sonbahar” per la forza espressa in un solitario canto di morte, in cui il lento spegnersi dei sogni personali e degli ideali, trova adeguato contrappunto nel lirismo delle imagini e del commento musicale”
“ “211: Anna” perché all’interno di un’opera di denuncia che rielabora materiale di repertorio di grande potenza drammatica, riesce a focalizzare l’attenzione su un personaggio di grande attualità, quello della giornalista Anna Politovskaja, che non rinuncia mai a cercare la verità, anche quando questa contrasta con la ragione di stato e comporta dunque solitidine, isolamento, morte”
“211: Anna” racconta la giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa il 7 ottobre 2006 per le sue inchieste sulla guerra in Cecenia, attraverso i racconti del marito, della figlia, dei colleghi e interviste a lei stessa. Un film che nel titolo ricorda che la donna è la 211° giornalista uccisa dopo il collasso dell’Urss.
Nel concorso cortometraggi il premio è andato all’animazione “Birth” (2009) di Signe Baumane con la motivazione:
“perché con disegno dal tratto semplice, quasi infantile, graffia e racchiude in pochi minuti un racconto emotivamente intenso”.
Menzioni speciali per i cortometraggi “Tv” di Andrea Zaccariello
“per la incisiva rappresentazione di una straordinaria capacità di fingere, sollecitata da abituale frequentazione della tv e di aderire poi, definitivamente, alla finzione costruita”.
E per lo spagnolo “El attaque de los robots de nebulosa – 5” di Chema Garcia Ibarra
“per la freschezza e la geniale linearità con cui racconta una piccola storia di alienazione”.
Per l’aperitivo con l’autore, ieri è stata la volta della presentazione del nuovo libro del critico bresciano, nonché presidente onorario del Filmfestival del Garda, Alberto Pesce “Cinema italiano settanta – Due tempi, due misure” (Liberedizioni, 24 euro), dove ha raccolto le recensioni pubblicate su “Il Giornale di Brescia”. Ben 214 i titoli analizzati, dai capolavori e dai film dei grandi (Fellini, Pasolini, Visconti, Rosi, Antonioni, Germi, Bertolucci) ai film di genere, i poliziotteschi, i western, ridimensionando a volte registi troppo di moda (Sergio Leone) e apprezzandone altri meno valorizzati (l’animazione “Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto) o oggi dimenticati (“I tulipani di Haarlem” di Franco Brusati). Un modo per rileggere il cinema italiano di quel periodo capendo come furono letti e accolti i film alla loro uscita in sala.
La giornata conclusiva del festival è anche vissuta sulla proiezione di “La faccia della terra” di Gianfranco Firriolo con Vinicio Capossela, alla presenza degli autori. Un viaggio musicale e geografico seguendo il cantautore durante la lavorazione di “Da solo”, il suo più recente album da studio. Tra accordatori di pianoforti e suggestioni dei grandi spazi americani, un racconto che mescola sogno e realtà e musica.
Al Vittoriale degli Italiani si è conclusa con “Testimone d’accusa” (1957) di Billy Wilder la retrospettiva dedicata a Marlene Dietrich. Un’iniziativa che è stata seguita da un pubblico numeroso, che ha seguito con passione e attenzione la riproposizione dei più significativi lungometraggi interpretati dalla diva tedesca. Fino al 6 gennaio nelle sale della Fondazione Cominelli a Cisano di San Felice del Benaco resterà aperta ai visitatori la mostra fotografica “Archivio Noah Ringart. Marlene Dietrich e il suo tempo”.