Woody Allen protagonista assoluto e indiscusso in apertura della Sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes, con Midnight in Paris, la pellicola più recente della sua carriera in Europa.
Il film, interamente girato a Parigi è un omaggio alla città, al cinema francesce e alla sua storia, anche se la visione con cui Allen trattegia e traspone le sue sue storie e i loro luoghi resta comuque legata alle suggestioni newyorkesi.
Come ha dichiarato lo stesso autore in conferenza stampa, “Parigi la conosco solo attraverso i film, come lo è del resto per Manhatthan. Ho semplicemente trasposto sullo schermo quello che vedono i miei occhi, che non è prorpio attacato alla realtà, ma il risultato di una fascinazione più che altro filmica”.
I temi trattati restano le coppie con le loro illusioni, disillusioni e complicazioni, la famiglia, il senso di inadeguatezza e i timori del tempo che scorre.
Questa volta la narrazione gira attorno ai componenti di una famiglia americana trasferitasi a Parigi per affari , mentre la figlia (Rachel McAdams) degli stessi e fidanzato (Owen Wilson), sono intenti a preparare il loro matrimonio.
Il bravissimo Wilson, perfetto nel suo ruolo, mette in scena ingenuità e tribolazioni del quotidiano alla Allen, smarrendosi letteralmente per le vie della Ville Lumiere e allo stesso tempo, in un’esperienza nostalgica a ritroso nel tempo, mentre si compie l’epilogo della sua crisi personale e di coppia.
Nelle notti dell’Age d’Or parigina, poco conta se questa corrisponde ai fermenti degli anni ’20 o alla Belle Epoque, sfileranno accanto al protagonista i volti dei suoi "ispiratori", da Salvador Dalì (Adrien Brody) a Gertrude Stein (Kathy Bates), dall'infatuata Adriana (Marion Cotillard) al suo dolce riscatto Gabrielle (Léa Seydoux).
Il cameo della Bruni, (che resta in video poco più di un minuto) del quale si è tanto parlato, non lascia quasi segno della sua presenza e la Prima Donna nazionale, non sarà sulla Croisette per la Montée de marche, accanto a regista e cast, durante i cerimoniali di questa sera.
Allen apre così, ufficialmente ed egregiamente la kermesse, grazie alla sua regia leggera, senza prendersi troppo sul serio, lasciando spazio e aperture al possibile, sospeso tra sogno e realtà e senza farci mancare una nota di eleganza decadente, propria di Parigi e il suo cinema, che si fonde con le sue trovate e i suoi sprazzi di genio.