MELANCHOLIA DA CANNES
Articolo di Nicola Falcinella
Un prologo apocalittico, ma molto diverso da quello di “Antichrist”, con Richard Wagner (“Tristano e Isotta”) che sostituisce Haendel, introduce “Melancholia” di Lars von Trier. Un melodrammone in due parti e meno provocatorio del solito per la Palma d’oro per “Dancer in the Dark” nel 2000. Si comincia dalla fine della storia, con un pianeta blu sbucato da dietro al Sole (il “Melancholia” del titolo, che indicava anche la depressione secondo gli antichi) che sta per collidere con la Terra. Le immagini dei pianeti ricordano quelle de “L’albero della vita” di Terrence Malick, con il quale ha delle assonanze, compreso il guardare senza complessi di inferiorità a “2001 Odissea nello spazio”. Le due parti raccontano di due sorelle, Justine (Kirsten Dunst) e Claire (Charlotte Gainsbourg), di famiglia alto borghese. Nella prima parte la bionda e morbida, ma depressa, Justine si è appena sposata. C’è subito qualcosa che non va: la lunga limousine bianca che porta i neosposi al pranzo nella splendida villa si incastra in una strada sterrata di campagna. Seguono litigi (la madre di lei è Charlotte Rampling) vari alla mensa che ricordano “Festen” del suo antico compagno di “Dogma” Thomas Vinterberg e la coppia non dura neppure il tempo della prima notte. La ragazza abbandona il consorte sul letto coniugale e consuma il rapporto con uno sconosciuto nell’immenso parco. La seconda parte è sulla mora e nervosa Claire, all’insegna dell’attesa per l’impatto del pianeta. È passato solo qualche giorno e della folla sono rimaste le sorelle, il marito di Claire e il loro figlioletto. Stavolta una sorella sembra guarita, mentre l’altra che al matrimonio era ottimista e decisionista, a essere in crisi. L’uomo si suicida e ad aspettare la fine del mondo, alla quale spinge la guerra tra i sessi (ma il futuro è delle donne, ripete da una pellicola all’altra il regista danese), ci si può riparare in una “capanna magica” come chiede il ragazzino. E solo il cavallo può scappare libero. Mentre la Terra è cattiva e l’uomo è solo, come ripete la pessimista e rassegnata Justine. Pur senza scandalizzare o folgorare come al solito, “Melancholia” è un drammone forte quasi viscontiano, elegante e visionario. Non il miglior Von Trier ma un film di alto profilo. Nel cast perfetto anche Kiefer Sutherland, Stellan Skarsgard e Udo Kier.