ROMANZO DI UNA STRAGE
Per non dimenticare...
Articolo di Chiara Spagnoli
Milano, Piazza Fontana. 12 Dicembre 1969, ore 16.37. Un'esplosione devasta la Banca Nazionale dell'Agricoltura, ancora piena di clienti. 17 morti e 88 feriti.
La strage di Piazza Fontana inaugura la lunga stagione di attentati e violenze degli anni di piombo. Le tre bombe esplose a Roma e un ordigno trovato inesploso a Milano inducono a pensare che si tratti di un piano eversivo. Intanto la Questura di Milano è convinta della pista anarchica, ci vorranno molti mesi prima che la verità venga a galla rivelando una cospirazione che lega ambienti neonazisti veneti a settori deviati dei servizi segreti. Nel corso di 33 anni vari processi si susseguono nelle più svariate sedi, concludendosi con sentenze che si smentiscono a vicenda. Alla fine tutti risulteranno assolti, la strage di piazza Fontana per la giustizia italiana non ha colpevoli. Pier Paolo Pasolini scrisse un articolo, che all’epoca venne liquidato come una rappresentazione visionaria dell’accaduto. Ma il tempo e le nuove scoperte hanno confermato la sua tesi. L’articolo ‘Io so, ma non ho le prove’, invoca tutti i responsabili de “la serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere.” I fatti elencati da Pasolini, per raccontare il suo romanzo delle stragi italiane, ha ispirato il titolo di questo film. Marco Tullio Giordana, autore di storie di cronaca come ‘I cento passi’ e ‘La meglio gioventù’, ha impiegato cinque anni per trasformare l'enorme lavoro giornalistico e d'indagine, degli ultimi quarant'anni, in un film. Ha dichiarato che il suo intento era di raccontare l'indicibile, “una di quelle verità fondamentali che in genere in Italia vengono coperte da altro". Questo film, anche attraverso le necessarie e inevitabili semplificazioni del mezzo, può aiutare la ricostruzione di un avvenimento controverso e fissarlo nella memoria dello spettatore. Come ha rimarcato lo stesso regista: “È importante affrontare la storia di Piazza Fontana e raccontarla senza reticenze, senza pregiudizi, senza interpretazioni di comodo, allineandone i fatti salienti, raccontando le cose come sono avvenute, facendo i nomi di tutti i protagonisti.” Indubbiamente la ricostruzione cinematografica dell’accaduto susciterà pareri contrastanti. Le prime polemiche sono legate alla teoria delle tue bombe, che in verità non viene sbandierata come la versione definitiva, bensì viene riportata tra le diverse ipotesi dell’accaduto. Altre testimonianze dirette, come quella di Luciano Lanza, amico dei Pinelli, esprimono perplessità nell'edulcorazione del rapporto tra l’anarchico e il commissario. Tuttavia viene ribadito che non vi è alcun intento di perdonismo: seppur vengano raccontate due ipotesi di strategia, viene palesata la verità dell’unico mandante, una destra internazionale. Dopo quarantadue anni l’italico palcoscenico politico non ha smesso di adottare gli stratagemmi più fantasiosi nella gestione del potere, proprio per questo il film risulterà interessante per tutti gli italiani ma anche per un pubblico internazionale. Il regista rimarca come la strage di Piazza Fontana segni un punto storico cruciale di non ritorno: tutti quelli nati dopo hanno l’imprinting di uno stato di cui non ci si può fidare. In effetti si tratta di una questione culturale che ha inoculato una malinconica rassegnazione nei confronti della politica italiana. In conferenza stampa è stato commovente il lucido resoconto di Paolo Silva, vicepresidente dell’associazione delle vittime di Piazza Fontana, legato all’identificazione del padre all’obitorio, i rigorosi e silenziosi funerali ufficiali che erano esenti dall’irritante abitudine di applaudire, la promessa di Rumor di punire i colpevoli. Il sindaco Pisapia ha proclamato il 12 dicembre Giornata della Memoria, ma ciascun cittadino ha il dovere di ricordare a prescindere dai giorni commemorativi. Occorre che anche le generazioni che sono succedute siano al corrente, proprio per esorcizzare la sfiducia nei gestori del potere nella speranza di forgiare una nuova classe politica attendibile. L’importante è non dimenticare, per cambiare.