ELLES
Il mestiere più antico del mondo ha ancora dei segreti
Articolo di Chiara Spagnoli
Anne, deve scrivere un articolo d’inchiesta sulla prostituzione adolescenziale. Charlotte e Alicja, entrambe studentesse universitarie, le racconteranno le loro storie salaci travolgendo la giornalista oltre i confini del voyeurismo fino ad approdare nell’oblio di una serie di riflessioni che rimettono in discussione tanti cliché.
La giornalista della rivista femminile ascolta sgomenta i sordidi racconti delle ragazze che si mantengono prostituendosi. Solitamente i media trattano l’argomento con moralismo e morbosa scoptofilia. In questo caso lo sguardo giornalistico femminile osserva due giovani ragazze - che hanno scelto questa strada per finanziarsi gli studi e salire i gradini della scala sociale - con lo spirito di una nuova autocoscienza femminista. Anne si trova messa a confronto con la sua sterile vita di coppia, scevra di passione. Inizia quindi a coltivare animosamente il desiderio di riappropriarsi della sua femminilità repressa dal ruolo impostele dalla società. Osserva l’atteggiamento viziato dei suoi figli i quali inneggiano gli ideali bolsceviti, ovattati da una vita di privilegi, mentre le giovani Charlotte e Alicja vivono la prostituzione come emancipazione sociale per scongiurare la miseria, anteponendo il capitalismo alla vocazione gauche caviar. È spiazzante il candore delle ragazze nell'esercitare la professione abbinata ad una gestione che sconfina nel manageriale, ma le stesse statistiche attestano quanto il fenomeno sia dilagante: secondo un rapporto del sindacato SUR in Francia ogni anno 40.000 studenti si prostituiscono per pagarsi gli studi. La febbre materiale che investe le piccole donne contemporanee, che vogliono tutto e subito, fa superare il baluardo contro la concezione che tutto ha un prezzo. Ormai la visione della femminilità che rasenta il sacro è cambiata. L’idea che delle ragazze ventenni - con una competenza sessuale molto più articolata rispetto a quella delle donne adulte - si vendano spontaneamente è ancor più insopportabile della canonica rappresentazione della prostituzione coercitiva. In questo modo la denuncia sociale sconfina in altri campi come la perdita dei valori ed il libero accesso all’istruzione; tutto viene affrontato con tatto senza alcun tono accusatorio, bensì con un riguardevole interrogativo. Insomma il sesso ormai non è più un tabù, anzi la pubblicità che ci frastorna di immagini al limite del pornografico ha sdoganato l’erotismo in tutte le sue forme. Diventa così più degradante fare un lavoro occasionale mal pagato e con orari massacranti, rispetto al concedere su retribuzione il proprio corpo per poche ore. Il racconto sconvolgente di Malgoska Szumowska viene edulcorato con un omaggio a Mrs Dalloway di Virginia Woolf. Ecco infatti che la struttura della sceneggiatura scritta dalla regista e da Tine Byrckel verte attorno ai preparativi di una cena di lavoro che Anne deve preparare per i colleghi del marito. La prostituzione sconfina dalla dimensione corporale: una donna affermata in un lavoro riconosciuto socialmente deve sacrificare il proprio ego in nome dell’istituzione famiglia che sta vacillando. L’affermata giornalista si trova ad accettare molti compromessi a dimostrazione che la prostituzione si estende in tutti gli ambiti della società e il suo antidoto, la vera libertà, è la scelta. Il compito della collettività è salvaguardarla.